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Astori, un medico campano: “Impossibile che il cuore rallenti in un giovane atleta. C’è altro”

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9 marzo 2018 22:30 Di redazione
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La morte di Davide Astori ha sconvolto il mondo del calcio, si è parlato di rallentamento progressivo del battito cardiaco. L’edizione online de Il Mattino riporta parere al dottor Giuseppe De Martino, aritmologo campano direttore di Servisan, che in una nota scrive: “Tra tutte le cause questa è la meno probabile. E’ impossibile che, in un giovane atleta, il cuore rallenti progressivamente il suo battito fino a morire. A meno che non ci sia una causa che porti a farlo”.

“Come Davide Astori, chiunque svolga una regolare attività fisica ha una riduzione del battito cardiaco. La bradicardia, infatti, è un effetto, ormai ampiamente dimostrato, dell’attività fisica sul cuore. Tuttavia, un giovane atleta sano non muore di bradicardia perchè, se anche il nodo del seno, ovvero il segnapassi cardiaco, dovesse rallentare e scendere fino a 30 battiti al minuto di notte, come può normalmente accadere agli sportivi, si azionano altre cellule che si trovano al disotto del nodo del seno, lungo le vie di conduzione elettriche, in grado di sostituirsi al segnapassi cardiaco ed emettere ritmi di emergenza “salva-battito””.

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Bradicardia e bradiaritmia sono due termini molto simili. “Entrambi i termini indicano che il cuore rallenta – spiega l’esperto. – Nella bradicardia sinusale il segnapassi cardiaco, cioè il nodo del seno, rallenta progressivamente. Nella bradiaritmia, che comprende anche la bradicardia sinusale, il cuore rallenta perchè ci può essere un blocco atrioventricolare, cioè un blocco della conduzione tra atrio e ventricolo. Entrambe queste condizioni sono del tutto improbabili in una persona sana, come era questo giocatore. E’ molto improbabile che la causa di morte sia la bradicardia sinusale, cioè il fatto che il segnapassi cardiaco abbia rallentato progressivamente, ed è ancor più improbabile che il calciatore possa avere sviluppato un blocco atrioventricolare, proprio perchè sono patologie che non appartengono alla sua fascia di età. In assenza di evidenze macroscopiche all’autopsia, quali aneurisma cerebrale o infarto cardiaco, è molto più probabile che, una persona sana muoia all’improvviso per una fibrillazione ventricolare. La bradicardia non è proprio un’ipotesi da contemplare in questi casi proprio per la rarissima possibilità, secondo me inesistente, che possa essere accaduto qualcosa del genere”.

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“Quando accadono eventi fatali come la morte di un giovane sportivo – sottolinea l’aritmologo direttore del Gruppo Servisan – la causa è più spesso da ricercare in aritmie ventricolari, specie la fibrillazione ventricolare che induce il cuore ad accelerare il battito fino ad arrestarsi.” “Le fibrillazioni ventricolari sono legate a patologie elettriche dei canali delle cellule cardiache che non si rilevano all’autopsia – dice il dottor Giuseppe De Martino. – Si tratta di malattie delle cellule cardiache che possono predisporre a malattie quali la sindrome di Brugada, il QT lungo o altre ancora, come la displasia aritmogena o la cardiomiopatia ipertrofica. A volte queste patologie possono essere diagnosticate con l’elettrocardiogramma, e a volte con l’ecocardiogramma, riuscendo anche a intercettare le persone a rischio di morte improvvisa”.

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fonte: areanapoli.it (Astori, un medico campano: “Impossibile che il cuore rallenti in un giovane atleta. C’è altro”)

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